Sì, ma… qual è la domanda? (ending)

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Galeotto fu il libro… [Roma, atrio della Stazione Termini. Libreria Borri Books]

(qui la puntata precedente)

Era mattina, c’era aria di pioggia, e mi trovavo in uno dei miei luoghi di perdizione preferiti. Un’enorme libreria su tre piani, con le pareti interamente di vetro, situata nell’atrio della stazione Termini.
Una posizione davvero strategica. La prima cosa, bella grossa, che uno nota entrando in stazione. L’ultima che incontra prima di uscirne, quanto meno dall’uscita principale.
Di solito vado lì in cerca di qualche buona lettura. O di un’avventura galante.
A volte, riesco a ottenere entrambe. Sareste stupiti di sapere quante donne sole a annoiate si aggirino fra quegli scaffali, colmi di libri di ogni genere e specie, con l’intento di curiosare non fra le copertine ma tra la fauna locale. Anche solo per due chiacchiere, si capisce. Ma – nemmeno così di rado – non solo per quello. E io, pur con i miei cinquant’anni suonati, i capelli ingrigiti e una gamba offesa, lì con il mio bastone appeso all’incavo del braccio, mentre studio una rara prima edizione di qualche autore americano o spagnolo, che ci crediate o no, riesco quasi sempre a portare a casa un risultato. Spesso superiore alle mie aspettative.
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Saggezza africana

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Ana Serradilla

Lei si staccò da me e mi guardò negli occhi. Io guardai nei suoi.
C’era qualcosa, in quello sguardo. Qualcosa che non ho saputo cogliere fino in fondo, né in quel momento né mai. E che mi affascinava. Sarei annegato volentieri nello sguardo di quegli occhi neri. Sus hermosos ojos negros.
Una curiosità vivace, divertita. Dolce. Una scintilla di vitalità appena contenuta, di malizia compiaciuta, eppure ingenua.
Si sarebbe detto che, da un istante all’altro, potesse mettersi a ballare nuda sul tavolo della cucina. In un certo senso, quello che stava accadendo ci andava molto vicino. Ed era anche meglio.

Era lì, sdraiata in braccio a me, sul divano di quella piccola stanza, senza nient’altro addosso che un brasiliano di pizzo nero. Le avrei tolto volentieri anche quello, ma non c’era fretta. Mi piaceva guardare come le si disegnava addosso.
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Sì, ma… qual è la domanda? (mid season)

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Roma, Colle Palatino, 2 settembre 2013. "La Plumbago è una specie perenne semisarmentosa originaria del Capo di Buona Speranza: amante del sole, cresce all'aperto solamente nei climi temperati."

Roma, Colle Palatino, 2 settembre 2013. “La Plumbago è una specie perenne semisarmentosa originaria del Capo di Buona Speranza: amante del sole, cresce all’aperto solamente nei climi temperati.”

(qui la puntata precedente)

Da Mexico City mi spostai prima ad Acapulco e dopo a Veracruz, poi scesi verso sud in Guatemala e Honduras, via nave approdai in Costa Rica e ancora per mare sbarcai in Colombia, da cui passai in Venezuela e dunque in Brasile, dove rimasi due mesi.
Con Paraguay e Argentina completai la direttrice sud del mio percorso, e iniziai a risalire la Cordillera de los Andes sul versante del Pacifico prima in Cile e poi in Perù. Dalle rovine di Macchu Picchu nella valle dell’Urubamba rimbalzai in Cile, per rivedere una ragazza che mi aveva spezzato il cuore. Insieme a lei visitai l’Isola di Pasqua, ma al ritorno in terraferma scomparve e non la rividi né la sentii mai più.
Mi trasferii in Australia, dove ebbi problemi con il visto e ripiegai quindi sulla Nuova Zelanda, rimanendo per un po’ a flippare fra Auckland e Richmond.
E poi Borneo, Singapore, Malaysia, Tahilandia, Laos e Cambogia.
Pechino, Shangai, Ulan Bator e Hong Kong.
Giappone.
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Sì, ma… qual è la domanda? (opening)

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© maurimarino 2013, per gentile concessione. https://www.flickr.com/photos/maurimarino/

Ogni storia ne contiene un’altra, che a sua volta è collegata ad altre storie ancora. E’ così anche per la mia, di storia, che vado ora a raccontarvi.
Solo che (è un po’ imbarazzante, devo ammetterlo) non so bene da che parte iniziare.
Proviamo così.

Salve a tutti.
Mi chiamo John David Sallinger, e sono uno scrittore.

No, così non va. In primo luogo, non pubblico un vero libro da quando non avevo ancora l’età per acquistare alcolici, dunque non posso definirmi uno scrittore. Nonostante la fama e i soldi guadagnati allora, l’una e gli altri svaniti, più o meno da un secolo.

Riproviamoci.

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Un nuovo arrivato

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© maurimarino

© maurimarino

– Dici che si porta dietro un alter?
– E che se ne fa di un alter qui da noi? Ci va a pesca nel fiume?
– Spaventa i selvaggi!
– Non dire idiozie. E poi non ci può stare, un alter, in questo posto.
– E perché mai?
– Dì un po’, da quanto tempo sei qui? Su questo mondo, voglio dire.
– Sarà un mese fra due giorni.
– E in un mese non hai ancora capito che certe cose da noi non sono ammesse?
– Non è vero! Io li ho visti, degli alter. Stavano ai lati della pista quando sono arrivato.
– Ma certo, è un aeroporto. E’ sorvegliato dai federali, per forza ci sono degli alter. Servono per garantire la sicurezza di quel perimetro.
– Allora vedi che li avete anche qui?
– No, non siamo noi che li abbiamo. Appartengono ai federali di guardia all’aeroporto, e non possono allontanarsi da lì.
– E perché?
– Oh, ma sei peggio di un moccioso. Quanti anni hai, cinque?
– Ho tredici anni!
– Beh, ne dimostri al massimo sei. Non l’hai imparato a scuola? Negli avamposti si vive in modo semplice, come nei tempi andati. Senza tante comodità.
– E perché?
– Perché è giusto così! E’ più naturale!

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Un cuore di sabbia e nebbia

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2010-12-01-NamibDesertSandSeafogl

da: Bill
a: Dave
data: 8 settembre 2014 19:53
oggetto: sabbia e nebbia

Caro Dave,

sono trascorsi due mesi dalla mia ultima mail, e in questo periodo il mio umore è decisamente peggiorato.
Giorni fa, parlando con un’amica, mi è venuto da commentare che io sono ciò che scrivo; dunque, quando non scrivo significa che non sono, o che incontro qualche seria difficoltà a esserci.

Da settimane, ormai, riesco a mettere in fila appena una dozzina di parole al giorno. I pensieri si fanno così faticosi, proprio quando il traguardo sembrava avvicinarsi. Temo di stare scivolando verso una delle mie crisi di tetraggine.

Mi sento rallentato, appesantito nel corpo e nello spirito. Cammino per strada come affondando a ogni passo in un cassone di sabbia fradicia, e ho la mente offuscata, persa nella nebbia.
E’ un sentimento di grande solitudine. Un senso di impotenza, di sconfitta morale, che si insinua nell’animo corrompendo ogni più piccola attività quotidiana. Ogni più recondito pensiero. Come assistere in diretta al proprio disfacimento, senza potervisi opporre.

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Immagini dalla Rocca

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