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2010-12-01-NamibDesertSandSeafogl

da: Bill
a: Dave
data: 8 settembre 2014 19:53
oggetto: sabbia e nebbia

Caro Dave,

sono trascorsi due mesi dalla mia ultima mail, e in questo periodo il mio umore è decisamente peggiorato.
Giorni fa, parlando con un’amica, mi è venuto da commentare che io sono ciò che scrivo; dunque, quando non scrivo significa che non sono, o che incontro qualche seria difficoltà a esserci.

Da settimane, ormai, riesco a mettere in fila appena una dozzina di parole al giorno. I pensieri si fanno così faticosi, proprio quando il traguardo sembrava avvicinarsi. Temo di stare scivolando verso una delle mie crisi di tetraggine.

Mi sento rallentato, appesantito nel corpo e nello spirito. Cammino per strada come affondando a ogni passo in un cassone di sabbia fradicia, e ho la mente offuscata, persa nella nebbia.
E’ un sentimento di grande solitudine. Un senso di impotenza, di sconfitta morale, che si insinua nell’animo corrompendo ogni più piccola attività quotidiana. Ogni più recondito pensiero. Come assistere in diretta al proprio disfacimento, senza potervisi opporre.

Le condizioni atmosferiche non aiutano. L’autunno sembra arrivato con largo anticipo, regalandoci ben sei giorni di freddo improvviso e di pioggia ininterrotta. E non una pioggia come si deve, di quelle decise che rinfrescano l’aria, quel buon profumo di erba e terra bagnata. Macchè.
Una pioggerella querula, fastidiosa: hai presente quando i vetri dell’auto sono cosparsi di gocce, ma se attivi i tergicristalli quelli stridono, perché il velo d’acqua è troppo sottile? Ecco, una cosa del genere. Umida, fredda e fastidiosa. E piuttosto triste, anche.

Non ti nascondo, poi, che sul mio recente malumore ha influito non poco una donna. Per l’ennesima volta ho riposto fiducia e speranza in qualcuno che ha approfittato di me, dei miei modi cortesi e della mia buona disposizione d’animo, garantendosi attenzioni e coccole in cambio di nulla più che sorrisi. Salvo poi chiudersi in un piccato riserbo, nel momento in cui io ho osato essere audace.

Puoi immaginare la mia delusione, nel sentirmi relegato ancora una volta nel ruolo del migliore amico gay che una ragazza possa desiderare.
Che se almeno fossi gay, la cosa avrebbe un senso, e orienterei il mio sguardo altrove. E invece, la delusione si trasforma in ossessione, una tela di immagini beffarde che popolano i miei sogni rendendomi le notti anche più faticose dei giorni. Così, al mattino indugio a letto più del necessario, nella vana ricerca di un riposo (di un conforto) che non riesco a trovare.

Devo possedere un qualche talento innato, per finire sempre in situazioni del genere. Oltremodo spiacevoli. Mi domando se mai incontrerò una donna capace di mettersi in gioco, e di stabilire con me un punto di incontro che non sia centrato solo su se stessa. Chiedo troppo? Non mi pare. Eppure eccomi di nuovo qui, a lagnarmi con te di quanto mi sia difficile sperare ancora nel futuro, sotto tale aspetto.
C’è stato chi, di recente, mi ha definito un gentiluomo d’altri tempi, e intendeva di certo farmi un complimento. Ma io mi sento d’altri tempi solo nella misura in cui mi scopra inadeguato al tempo che sto vivendo.
Sono l’ultimo esemplare di una specie ormai estinta.

Spero tanto che il lavoro a cui ho dedicato le migliori energie possa continuare, nonostante la nuova oscurità che incombe.
Il terzultimo capitolo è quasi completo. Solo gli ultimi due rimangono ancora interamente da scrivere. Sarebbe un vero peccato dovermi fermare proprio adesso, non credi anche tu?

A presto, amico mio.
Mi auguro, con animo più lieto e migliori notizie.

Bill

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(Foto tratta da questa pagina web)

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