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(segue da qui)

L’ufficiale si trovò d’improvviso a corto di parole. Si limitò a fissare il proprio superiore con gli occhi sgranati e la bocca semiaperta.
Di rimando, il comandante gli rivolse uno sguardo di amara consapevolezza. Lo sguardo di un uomo che aveva scrutato dentro l’abisso delle probabilità, scorgendovi il riflesso del proprio destino imminente.
Un riflesso decisamente cupo.

– Ci state arrivando anche voi, non è vero?
– Io… proprio non so cosa pensare, signore.
– Riflettete. Di tempeste solari ne abbiamo viste più d’una, ma un tale livello di disturbi elettromagnetici è del tutto fuori scala. Potrei capire se quella nana gialla là fuori stesse per collassare, ma sappiamo, per fortuna almeno di questo siamo certi, che non è così.
– Ma, signore… se quel che dite è vero, anche i loro sistemi di navigazione sarebbero compromessi.
– E voi credete che, disponendo della tecnologia per creare a noi tutti questi problemi, non sarebbero al tempo stesso in grado di schermare i propri mezzi, così da poterci arrivare addosso senza preavviso? – Formulata la domanda, il comandante sfiorò la superficie del tavolo, e sull’ologramma soprastante comparvero diverse zone di colore viola.
– Ho iniziato a lavorare a questa ipotesi dopo le prime quarantadue ore di interruzione dei collegamenti. Quelle che vedete evidenziate sono le aree che l’elaboratore tattico ritiene più probabili per uno sbarco in forze.
– Dunque, secondo voi dobbiamo aspettarci un attacco?
– Vorrei sbagliarmi, ma se davvero gli imperiali hanno approfittato dell’attività solare di questi ultimi giorni per mettere in atto il loro piano, hanno avuto il tempo sufficiente per avvicinarsi alla nostra orbita, spazzare via le difese satellitari senza che noi da terra ce ne potessimo accorgere, e prepararsi a sbarcare le truppe.
– E come possiamo accertarcene, signore?
– Alla vecchia maniera. Mandate una pattuglia meccanizzata in prossimità di ciascuna area, con il compito di osservare e riferire. Sto inviando le coordinate ai capi squadriglia. E che tutta la guarnigione sia messa in stato di massima allerta.
– Sì signore. Provvedo subito. Con il vostro permesso, torno in sala operativa.
– Tenente.
– Signore?
– Se mi sbaglio, come mi auguro, ci saremo fatti qualche notte insonne senza motivo e ce ne scorderemo presto. Salvo nel caso in cui i ribelli dovessero sfondare il perimetro di contenimento intorno alle città sotto il loro controllo. Ma anche così, non riuscirebbero a penetrare le difese di questa base.
– Certo che no, signore.
– Ma se ho ragione, cioè se stiamo per subire un attacco in forze e se non potremo inviare richieste di aiuto né attenderci soccorsi prima che la tempesta solare –  o di qualunque cosa si tratti – sia finita, è giusto che sappiate cosa ci aspetta. Insieme agli esatti motivi per cui ci troviamo qui, i nostri superiori mi hanno informato che in caso di conflitto non potremo arretrare di un passo. Dovremo impedire che le miniere cadano in mano imperiale, a qualunque costo.
– Capisco, signore.
– No, non credo che abbiate capito. Se saremo costretti a combattere non avremo facoltà di arrenderci, pena la corte marziale. Dovremo mantenere la posizione fino all’ultimo uomo.
Il tenente ammutolì.
– Comprendete, ora?
L’ufficiale scattò sull’attenti, scandendo a voce alta.
– Sì, signore! Trovandoci sotto attacco dovremmo scegliere se morire con onore combattendo, o arrenderci al nemico e trascorrere il resto della nostra vita come prigionieri di guerra oppure esuli in qualche terra straniera!
Non potremmo mai più fare ritorno alle nostre case, perché verremmo tratti in arresto e giustiziati come traditori! Le nostre famiglie cadrebbero in disgrazia, coperte dal disonore, e con ogni probabilità non avremmo più modo di rivederle! Signore!

Il comandante soppesò il giovane ufficiale con lo sguardo e attese qualche istante, prima di rispondere. Poi intuì, o gli parve di intuire, che rifugiandosi nella teatralità formale il suo secondo si sforzasse di ricorrere al proprio addestramento, per riuscire ad assimilare le radicali conseguenze degli ordini appena appresi. E, dunque, per restare focalizzato sul proprio dovere.
Per qualche oscura ragione, quel pensiero gli trasmise un moto di orgoglio.
– E’ esatto, tenente. Perciò, se sarà necessario, venderemo cara la pelle.
– Potete esserne certo, signore!
– Un’ultima cosa. Quando avrete trasmesso i miei ordini, restate reperibile ma prendetevi il resto della giornata libero. Quella che abbiamo osservato poco fa potrebbe essere stata la nostra ultima alba.

Detto ciò si voltò di nuovo verso la finestra, come a voler sottolineare che il colloquio era terminato. Poco dopo udì alle proprie spalle uno sbattere di tacchi, poi il rumore di passi pesanti che si allontanavano.
L’arrivo del silenzio fu un sollievo.
Non rimaneva altro che potesse fare, fuorché restare in attesa.

 

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