Tag

, , , , , , , , ,

Anche quel giorno, il comandante della guarnigione era sveglio da ben prima dell’alba. Quando non riusciva a dormire gli piaceva osservare l’orizzonte dall’ampia finestra del suo ufficio, in attesa che il cielo notturno iniziasse a tingersi di quell’azzurro incerto, intriso di foschia, che gli ricordava le albe invernali del mondo su cui era nato. Questa era una cosa nuova, per lui; in tanti anni di servizio non aveva mai avuto nostalgia di casa. Forse perché non si era ancora trovato, prima di allora, così prossimo alla fine.

Un messaggio tattile apparve sul vetro della finestra, poco al di sotto del suo sguardo, informandolo che l’ufficiale in seconda era alla porta di ingresso e domandandogli se fosse pronto a riceverlo. Il comandante sfiorò con un dito la risposta affermativa. Il messaggio svanì. Un attimo dopo, alle sue spalle udì dei passi pesanti, che si arrestarono con uno sbattere di tacchi.
Sospirò. Non sopportava gli eccessi di formalità in luoghi chiusi. Specie se comportavano grida o rumori.

– Buongiorno signore, avete riposato bene?
Ancora voltato verso l’esterno, il comandante rispose con un’altra domanda:
– Buongiorno a voi, tenente. Non trovate che a quest’ora il panorama sia di una bellezza straordinaria?
– Uh… credo di sì, signore.
– Da qui, non direste mai che appena dietro quei crinali si aprano campi minerari a perdita d’occhio.
– No, signore.
– E comunque, per rispondere alla vostra domanda: no, non ho riposato bene affatto.
Il comandante si girò a guardare il proprio sottoposto.
– Da quando la situazione è sfuggita di mano ho incubi tutte le notti. Perché altrimenti sarei sveglio a quest’ora?
– Pensavo vi piacesse alzarvi presto, signore.
– Sì, ma non così presto, accidenti.
Sospirò di nuovo, con aria stanca.
– Allora, che novità ci sono?
– Niente di buono, signore. La tempesta solare non accenna a diminuire, tutti i sistemi di comunicazione e di rilevamento a lungo raggio rimangono fuori uso.
– Ancora niente dai satelliti?
– Soprattutto da quelli, signore.
– Il servizio meteorologico che dice?
– Ribadisce gli ultimi bollettini: è una situazione senza precedenti, allo stato attuale non è possibile…
– Sì, sì, non è possibile azzardare previsioni. Come immaginavo. C’è altro?
– Sì signore. Altre due città dell’interno sono cadute in mano ai ribelli.
Le milizie cittadine si sono ritirate, arretrando a rafforzare il cordone militare. Per ora il perimetro tiene. – L’ufficiale illuminò alcuni punti sulla mappa olografica, sospesa sopra il tavolo tattico di fronte a sé.
– E le miniere?
– I campi minerari sono in sicurezza, non si segnala alcun pericolo imminente. L’attività estrattiva automatizzata non ha subito rallentamenti.
– E’ logico. Quelli non vogliono le miniere. Vogliono noi.
– Signore?
– Tenente, mi sapete dire perché siamo qui?
– Intendete…?
– Su questo pianeta.
– Per tutelare gli interessi della Federazione.
– E sarebbero?
– Assicurarci che le compagnie estrattive lavorino in piena efficienza e rispettino gli accordi di destinare a noi metà delle materie prime ricavate.
– E noi in cambio cosa offriamo?
– La nostra protezione, signore.
– Davvero? E da che cosa?
– Ma… dalle mire espansionistiche dell’Impero. Ci assicuriamo che il sistema di Vonn rimanga territorio libero e sovrano.
Il comandante ridacchiò. – Libero e sovrano? E’ per questo che lo occupiamo militarmente?
– Non comprendo cosa vogliate dire, signore.
– Ve lo spiego, tenente. In primo luogo, ci troviamo a ventottomila leghe astrali dai nostri impianti di trasformazione più vicini. In termini di soli costi di trasporto, venire a sfruttare dei giacimenti a distanze così remote non si può certo definire un affare. Ci avevate mai pensato?
– In tutta onestà no, signore.
– Com’è ovvio che sia. Noi siamo soldati, le questioni economiche non ci riguardano. Detto questo, il vero e solo motivo per cui siamo venuti qui, è ciò che si definisce controllo delle risorse: ovvero, impedire che i minerali e i metalli preziosi di questo quadrante possano venire impiegati dall’industria bellica di Arden. I confini dell’Impero sono così vicini che al governo di Vonn converrebbe assai di più stringere accordi commerciali con loro, senza cedere sovranità, anziché sottostare alle nostra – come l’avete definita voi – protezione.
– Ne siete certo, signore?
– Non è una mia opinione, è una precisa strategia politica. Mi è stata illustrata con chiarezza nel momento in cui ho ricevuto il comando della guarnigione.
– Vi credo, signore.
– Molto bene. Ora, gli abitanti di questo mondo saranno anche gente semplice, ma non sono stupidi. Hanno impiegato un po’ di tempo prima di porsi le domande giuste, poi si son fatti due conti e hanno tratto le debite conclusioni. Ecco il motivo per cui si stanno ribellando.
– Credevo fosse perché si sentono sfruttati, signore.
– Senza dubbio. Ma mentre all’inizio ci vedevano come dei profittatori, tollerandoci a malapena, ora che hanno compreso le nostre vere motivazioni ci considerano degli invasori. E sollevandosi contro di noi stanno offrendo ai loro potenti vicini un pretesto per intervenire.
– Ma la popolazione di Vonn odia l’Impero, signore.
– Non è odio, è paura. Un sacro terrore della loro schiacciante forza militare. In realtà è noi che hanno imparato a odiare, oramai. E l’odio vince sempre sulla paura. Potete stare certo che se gli Ardeni dovessero sbarcare su questo pianeta, la gente di qui li accoglierebbe a braccia aperte come liberatori.
– Per fortuna non abbiamo notizie che gli imperiali stiano muovendo, signore.
– Volete dire che non le avevamo.
– Signore?
– Non le avevamo fino a che non è cominciata la tempesta solare. Le nostre ultime notizie certe risalgono a quattro giorni fa.
– Ma anche loro avrebbero…
– Anzi, sono convinto che le perturbazioni che da quattro giorni ci rendono ciechi e sordi siano opera loro.

(continua qui)

____________
Nell’immagine in alto, diffusa dalla NASA, un’alba marziana fotografata dal rover Curiosity.

Annunci